Le nuove tecnologie che curano la medicina
Davide Zaccagnini
Moving boxes
L’asino d’oro, 2015
Pp 160, Euro 12.00
In questo libro un giovane chirurgo riflette in modo problematico sulla sua stessa professione.
Data la mancanza di regole certe, riflette il protagonista, chi si occupa di malattia è impegnato da più di cinquemila anni a catalogare, descrivere, documentare lo stato di salute dei pazienti, e le mille presentazioni di ogni stato patologico. I pazienti reali non sono mai identici ai casi pubblicati, le generalizzazioni sono ambigue, il lavoro clinico resta incerto e variabile.
Accanto alla storia del progetto, alle tensioni professionali del protagonista e a rapidi sguardi sulla sua vita personale vi sono momenti di onesta e dolorosa riflessione sulla paura e le insicurezze del mestiere, sulla sofferenza della morte e, soprattutto, sulla impreparazione ad affrontarla che accomuna medici, pazienti e familiari.
Dalla recensione di Maria Arcà del 28 Aprile 2015 su Galileo.net
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giovedì 28 maggio 2015
Davide Zaccagnini "Moving boxes" : le riflessioni che fanno bene alla medicina
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ascolto dell'esperienza,
condivisione,
etica medica,
riflessione narrativa,
trame della cura
Ubicazione:
Torino, Italia
venerdì 3 aprile 2015
Conoscere il valore delle scelte quando di mezzo ci sono il nostro corpo e la nostra vita.
Essere coscienti
di cosa significhi essere in salute, così come l’importanza di prendercene cura,
sono due aspetti che diamo spesso per scontati, sino a quando non succede
qualcosa di importante che fa saltare l’equilibrio su cui si basava la nostra
vita.
Non importa se la
ragione siano patologie croniche, stati di disabilità o eventi fatali, ma la
cosa certa è che l’orizzonte che abbiamo davanti diventa in modo improvviso
enormemente confuso e l’insieme di gesti di cui era fatta la nostra quotidianità
non esiste più.
Questa è la dura
realtà con cui Lorenzo, protagonista di “Tu non tacere”, ultimo romanzo di
Fulvio Ervas (2015, Marcos y Marcos Editore) e la sua famiglia, si trovano a
dover affrontare.
A rendere ancora
più difficile l’intero quadro vi sono due elementi: il ragazzo è al quinto anno
di medicina e per quattro lunghi anni ha assistito al calvario di suo padre
rimasto paralizzato in seguito ad un incidente d’auto causato da un pirata
della strada.
Per queste ragioni vive un profondo conflitto ed è tormentato dal dubbio
che questa disabilità possa essere ricondotta alle modalità con cui suo papà è stato accolto in
pronto soccorso.
Per fortuna,
al fianco di Lorenzo c’è il suo professore di scienze del liceo.
Tra i due c’è
un legame di forte complicità e una visione ideale della cura in cui s’intrecciano
la visione del docente secondo cui la conoscenza del proprio corpo è
fondamentale (quasi un salvavita) e quella del ragazzo che cerca di capire la Sanità tra le sue sfumature e i suoi
chiaroscuri di cui, però, lui sta cominciando a percepire entità solo ora.
Questo sodalizio
permetterà a Lorenzo di percorrere il lungo e difficile viaggio interiore che lo
porterà a decidere di fare chiarezza sulla vicenda del padre, per poi evolvere
in un finale in cui chi aveva cercato di guardare le cose più o meno dall’esterno,
finisce per esserne prima coinvolto e poi per provare le stesse difficoltà/emozioni
sulla propria pelle.
Lo scorso venerdì,
28 marzo 2015, ho avuto il grande piacere di partecipare alla presentazione del
libro presso la Libreria Therese di Torino, insieme all’autore e alla
Dottoressa Rossana Becarelli, medico e attuale Direttrice Sanitaria dell’Ospedale
San Giovanni Antica Sede di Torino.
Conoscere e dialogare
con Ervas è stato intenso e coinvolgente tanto che un’ora e mezza di presentazione
sono volate via senza che ce ne accorgessimo. Il pubblico presente è rimasto
molto coinvolto ed è intervenuto più che con domande, con il desiderio di portare
la propria esperienza di cittadino o paziente che si relaziona con coloro che
si devono prendere cura di lui.
In questo video ho
montato alcuni momenti della serata con le considerazioni dell’autore sulle
motivazioni che l’hanno spinto a scrivere questo romanzo e sui temi che tratta.
Vi lascio questa citazione in cui Ervas narra il pensiero del professore:
"Certo, l'apprensione ti viene, e m'è venuta, quando una persona cara è in ospedale ti assale una paura che ti rigira come un calzino, perché sei di fronte a uno dei tanti tipi di fragilità e trattieni il respiro, perché il ghiaccio su cui cammini è per un tratto più sottile e ti fa intravvedere sotto le profonfità.
Poi lo scivolone ti passa, lasci perdere, dimentichi, sospiri.
Eppure le parole di quell'uomo, così nette, mi hanno fatto pensare.
I medici paragonati a dei meccanici, semplici aggiusta lavatrici, con lo stesso tono di voce: non bisogna pagare la parcella se ti hanno fatto saltare la luce!
Com'è possibile? Dove se lo sono giocato, i dottori, l'alone di sacralità, con che cosa hanno lavato il camice bianco perché si restringesse in questo modo?
Nei decenni passati, ci si preparava per andare dal dottore.[...]Un tempo, nell'ambulatorio si chiacchierava, magari sottovoce, ma ci si parlava. E anche il dottore ne aveva di belle da raccontare. [...] Ci guardavamo e lo sguardo diceva: Eh, sono qui, ma me la cavo. Adesso non ci guardiamo ed è come se dicessimo:Chissà se me la cavo."
il mio è un invito a
leggere il libro e a fare le vostre riflessioni su quanta attenzione avete per
il vostro corpo, su quella che potrebbe essere la vostra reazione nel caso in
cui vi trovaste in una situazione che mettesse a dura prova la vostra esistenza
e, quindi, su quanto sia opportuno spingersi in là per ottenere determinate
risposte.
Ne vale veramente
la pena?
Sono queste scelte in grado di restituirci ciò che non abbiamo più? E
a che prezzo?
Sarò felice di
leggervi nei commenti!
A presto,
Andrea
lunedì 9 marzo 2015
La formazione sull’uso del racconto e il cammino delle organizzazioni sanitarie che diventano ambienti narrativi
Questa volta, purtroppo, non ho potuto portare avanti il mio compito di reporter poiché un’influenza
mi ha costretto a rinunciare all’appuntamento del 26 febbraio scorso con la
quarta conferenza del ciclo Curare e Narrare. Non ho però
intenzione di liquidare il post troppo in fretta cambiando argomento.
Cercherò di partire dalla figura del relatore, da ciò di cui si occupa e da alcuni
progetti cui ha dato vita nell’ASL di Biella, per trattare un tema molto
delicato e a me molto caro: il recupero delle capacità narrative dell’essere
umano e i risultati preziosi che questo tipo di lavoro può avere nei contesti
sanitari.
Il titolo della conferenza
era Formazione
e organizzazione come ambienti narrativi e a parlare è stato quello che
si può considerare il padrone di casa nonché anima della rassegna, il Dott. Vincenzo Alastra. Psicologo, è
attualmente Direttore della S.O.C. Formazione e Comunicazione dell’ASL biellese
nonché docente in Psicologia delle organizzazioni e di Psicodinamica dello
sviluppo delle relazioni sociali presso l’Università di Torino.
Credo che la sua interpretazione di quella
che dovrebbe essere la formazione continua all’interno di luoghi complessi come le organizzazioni
sanitarie sia un esempio di approccio tanto efficace quanto rispettosa per offrire
al personale amministrativo, ai professionisti della cura e al pubblico delle occasioni
di apprendimento.
Mi riconosco molto in questo
tipo di modus operandi poiché non è per
nulla distante dallo spirito e dalle intenzioni con cui cerco di prendere parte
o promuovere in modo indipendente le mie attività nel campo della medicina
narrativa, della promozione della salute e della conoscenza di valori e risorse
del proprio territorio.
Il punto focale di questi
percorsi, infatti, è fare in modo che l’acquisizione della competenza avvenga attraverso
la conoscenza di quella che è stata l’esperienza di altre persone. Nella
pratica, bisogna cercare di comprendere quali sono la dinamica (collettiva o individuale) e lo strumento (racconto lungo, breve, diario, poesia, disegno) migliori che
consentano alle persone di sperimentare i benefici
dati dalla condivisione del proprio vissuto.
Per rendere meglio l’idea, prendo in prestito due citazioni riportate da Piero Camerone, anche lui esploratore delle manifestazioni dell’animo umano, in un suo recente post su Facebook:
"Avevo imparato a leggere in me stessa, e così ero in grado di leggere anche negli altri"
"Avevo imparato a leggere in me stessa, e così ero in grado di leggere anche negli altri"
di Etty
Hillesum
[da cui deriva la seconda]
“Siamo adulti quando siamo in grado di
organizzare il nostro passato e di riflettere sul presente secondo criteri
ordinatori e compositivi. Il passato è una materia intricata di fili
attorcigliati. La riflessione narrativa di sé, coinvolge la mente in un
processo di riordino di questi fili, stabilendo priorità, marginalità,
proporzioni, lunghezze, classi e tipi"
di Duccio Demetrio
In sanità, portare avanti progetti che abbiano come finalità il rispetto
dell’etica e la cultura del ben-essere (inteso come sentirsi a proprio agio o contributo
attivo a rendere un ambiente gradevole per chi lo frequenta) non è certo
compito facile, ma può trovare dei validi strumenti nelle varie forme
espressive che appartengono alla cornice delle Medical Humanities.
Apparentemente potrà
sembrare inutile o difficile ascoltare gli altri per poi confrontarsi con se
stessi, ma si tratta di una
pratica in grado di renderci molto più consapevoli riguardo agli stessi contesti dove
operiamo quotidianamente.
Prendere coscienza di quanti comportamenti o gesti
automatici contraddistinguono la nostra vita e le nostre relazioni deve essere
visto come un percorso educativo, ma in grado di farci stare meglio.
Questa volta, contrariamente
a quanto ho fatto per il post precedente, non posso riportare quale racconto,
poesia o altro scritto sia stato scelto per essere letto ad alta voce per dare simbolicamente
il là all’evento, ma ciò che conta di più è far emergere il fatto che questa
preziosissima consuetudine è naturale espressione di un qualcosa che ritengo
andare ben la di là di un’iniziativa di lettura ad alta voce, rivelandosi una
vera e propria palestra di idee per costruire i percorsi assistenziali di
domani: il progetto Calliope.
Per esperienza
diretta di un mio amico e collega, il Dott. Alessio Sandalo, e per il notevole
impegno che profonde in questo genere di progetti la casa editrice Marcos y
Marcos sto conoscendo questo mondo della lettura ad alta voce e quanto sia potente
nel creare ponti che ci fanno “…entrare nel mondo di un altro, per confrontare storie, per imparare ad
abitare nuovi luoghi, a percorrere sentieri sconosciuti, per tracciare nuove
mappe o ampliare le nostre, per vedere al di là del nostro orizzonte.” (Umberto Galimberti - Quattro passi con i filosofi).
Lo stesso Galimberti suggerisce di curare
le nostre il senso di disagio che spesso possiamo provare oggi con la “terapia delle idee”, e credo che sia
proprio questo lo spirito cardine del lavoro di lettura ad alta voce che i
dipendenti dell’ASL di Biella portano avanti: sperimentare nuove direzioni
verso le quali proiettare l’offerta di cura e generare occasioni di dialogo con
i pazienti che rafforzino il legame con chi si prende cura di loro.
A prova di quanto
ho appena sostenuto prendendo spunto solo da un progetto che Alastra e colleghi
portano avanti, ci tengo a segnalare altre due attività altrettanto
interessanti cui l’ASL ha dato vita, sempre a partire dalla raccolta dei
racconti e delle esperienze dirette di medici, pazienti e operatori sanitari:
-
SEGNALI
DI FUMO ovvero “Azioni per la Prevenzione
e la Cura del Tabagismo e della Bronco
Pneumopatia Cronica Ostruttiva” = collaborazione con una compagnia teatrale al fine di mettere in scena
alcune pièces ispirate a una serie di
racconti riguardanti il tabagismo e della sua cura, raccolti dal Servizio
Formazione tra medici, pazienti e psicologi. Dal canale YouTube della stessa ASL condivido un video dell’evento conclusivo.
-
I
LUOGHI DELLA CURA ovvero “Un viaggio tra
il sé professionale e il sistema delle cure domiciliari” = dalle
testimonianze narrative di un gruppo di infermieri dei servizi di cure
domiciliari durante un laboratorio condotto dal Servizio Formazione, nasce un documentario a
cura di Manuele Cecconello intitolato “I luoghi della cura”. Un viaggio
esplorativo di una realtà complessa come le Cure Domiciliari per comprendere
meglio quelle competenze relazionali che consentono agli infermieri di
affrontare ogni giorno situazioni imprevedibili.
Come è successo
nei miei confronti, spero che risulti contagiosa verso chiunque leggerà l’enorme
voglia di fare e mettersi in gioco che questa ASL mostra nel perseguire
l’obiettivo di una sanità migliore e più attenta alla persona.
Ognuno di noi nel suo ruolo, perché nessuno di essi è da considerarsi meno importante o tagliato fuori a priori, dovrebbe iniziare a camminare sul sentiero che lo porterà a capire quanto la narrazione sia legata in modo molto stretto con la nostra salute.
Ognuno di noi nel suo ruolo, perché nessuno di essi è da considerarsi meno importante o tagliato fuori a priori, dovrebbe iniziare a camminare sul sentiero che lo porterà a capire quanto la narrazione sia legata in modo molto stretto con la nostra salute.
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