sabato 25 maggio 2013

Hanno scritto di noi......

Ebbene si, con le sue parole semplici la nosta amica e compagna di viaggio Noria Nalli ha dedicato a Fuzzy Project ed alla sua missione un articolo molto sentito.
Ve lo regaliamo qui sul nostro blog affinché rimanga una testimonianza della sua storia personale come donna, paziente e giornalista; ricordo di ciò che è successo di magico nella splendida ed intensa cornice dell'ospedale San Giovanni Antica Sede lo scorso 19 maggio e spunto ulteriore di riflessione sul potere benefico che la narrazione e la condivisione hanno nel migliorare il modo di portare le cure oggi.


Per chiudere questa riflessione su quanto vissuto, non posso non citare il testo di una mail ricevuta in settimana dalla Dott.ssa Rossana Becarelli, una delle persone più luminose e determinate che io abbia mai incontrato sul sentiero che porta me e tante altre persone al lavorare nel loro quotidiano per una umanizzazione delle cure mediche. L'oggetto della cominucazione, tra l'altro, è una ulteriore prova tangibile che il messaggio è forte e abbiamo tutti voglia che vada lontano!!!

"Sul numero di Famiglia Cristiana in edicola questa settimana, Maria Pia Bonanate, per descrivere il processo di umanizzazione in atto nella medicina attraverso le arti, ha dedicato un appassionato articolo al Festival "Arte Medicina Creativita' " tenutosi domenica 19 maggio all'Ospedale San Giovanni Antica Sede . Sono grata a Maria Pia Bonanate che con autentica intelligenza del cuore accompagna i suoi tanti lettori a scoprire come sta trasformandosi l'antica arte della cura!E le sue parole aiutano noi, operatori e artisti, ad affermare questa nuova cultura che sempre più' vediamo crescere e diffondersi negli ospedali e nelle strutture sanitarie. A presto con un abbraccio affettuoso a tutti voi!Rossana Becarelli"

A presto,

Andrea Robotti
Fuzzy Project

domenica 12 maggio 2013

Fuzzy Project alla rassegna Salone Off del Salone del Libro di Torino

Con grande piacere vi annunciamo la nostra presenza all'interno di una rassegna laterale al Salone del Libro di Torino Edizione 2013.

La rassegna è parte del progetto Salone Off di cui trovate notizie al seguente link:

http://www.salonelibro.it/salone/salone-off/programma-salone-off-2013.html

Aggiornamenti in tempo reale sono anche su twitter cercando #SalToff.

L'evento si chiama Arte, Medicina e Creatività ed ha luogo il giorno 19 di Maggio presso l'ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino.



Ed eccovi anche l'articolo sul quarto incontro....


Torino, 30 Aprile 2013

martedì 23 aprile 2013 – ore 21:00
Locali Asl    via Roma 15    Airasca (To)
DAL CURARE AL PRENDERSI CURA: la terapia del dolore
Agnese Brussino dialoga con Michele Monti, medico algologo palliativista
Martedì 23 aprile scorso, ha avuto luogo presso i locali dell’Asl di Airasca (TO), il quarto incontro della rassegna “RACCONTI DI CURA: esperienze di salute di territorio”. Ospiti della serata una fisioterapista e un medico entrambi volontari dell'Associazione Nazionale “Amici di Isal” - sezione di Nichelino (To): http://www.fondazioneisal.it
L'oggetto della serata è stato il dolore. Il dolore fisico ma anche quello psicologico. E in particolare il suo trattamento, sia farmacologico, sia attraverso tecniche di movimento (chinesiterapia).
Avendo tra noi due esperti del dolore, il pubblico ha ampiamente interagito con domande e riflessioni personali, dimostrando un interesse vivace e il desiderio di un approfondimento puntuale.
L'intervento congiunto del Dott. Monti, di Agnese Brussino e dello psicologo dell'associazione, ha potuto chiarire ai presenti le molteplici realtà di un problema diffuso di salute quale il dolore, prima che questo si cronicizzi.
E' proprio nella prima sua manifestazione che non si devono sottovalutare sintomi/segnali di dolore per evitare che nel tempo la situazione fisica peggiori in uno stato irreversibile. Un'attenzione particolare dobbiamo concentrarla nella scelta di certi farmaci piuttosto che di certi altri, a costruire, così come la medicina narrativa ci insegna, un'alleanza costruttiva e progettuale sulla terapia, insieme all'esperto, che sia esso il medico di base, uno specialista, un consulente con precisa formazione in algologia.
Buona parte della serata è stata dedicata a suggerire alcune tecniche di movimento praticabili quotidianamente, in casa al risveglio al mattino, o in altri momenti di pausa, e di sicura efficacia per mantenere un buon stato di salute delle nostre articolazioni. Ci sembra importante sottolineare, come ha fatto Agnese Brussino, quanto non si sia mai abbastanza attenti a mantenere in movimento il nostro corpo, intendendo la pratica costante di una movimentazione di base quale ad esempio una passeggiata a ritmo sostenuto o il sollevare le gambe stando seduti.
L'intervento dello psicologo ha poi integrato le informazioni sull'efficacia dei farmaci attraverso alcuni esempi di malesseri psicosomatici, espressioni di un dolore psicologico che non trova altri sbocchi se non il dolore fisico.
In questo senso, è opportuno guardare al dolore come ad una manifestazione di una sofferenza che condiziona sempre anche la nostra mente, esponendoci a stati di ansia e di irritabilità, fino a depressioni legate alla perdita di ruolo, di un senso di efficacia.
Un altro gradito focus è stato quello sui diritti. Infatti, la terapia del dolore è un diritto, a partire dal 15 marzo 2010 il Parlamento italiano ha licenziato una legge in cui si afferma il diritto alla cura del dolore per ogni individuo indipendentemente dalla malattia e dall'età.
.La terapia analgesica viene abitualmente applicata in vari contesti, da quello oncologico, a quello postchirurgico, traumatologico,neurologico (in particolare cefalee, nevralgie...), a contesti con minor gravità, ma altrettanto invalidanti: come l'ortopedico/reumatologico,odontoiatrico...

Alessio Sandalo
Fuzzy Project

Terzo incontro ad Airasca

Con molto ritardo ma proseguiamo con il raccontarvi le esperienze di "Racconti di cura"......



Torino, 24 Aprile 2013.

LA SALUTE NEL PIATTO DEGLI ELFI. Giuliana Cerrato, Scrittrice e Bibliotecaria dialoga con Sabrina Benedetto, Farmacista ed Educatrice Alimentare.
Martedì 9 aprile scorso, ha avuto luogo presso i locali dell’Asl di Airasca (TO), il terzo incontro della rassegna “RACCONTI DI CURA: esperienze di salute di territorio”. Ospiti della serata sono state due persone molto particolari e straordinariamente complementari tra loro, tanto da rendere il tema della serata, l’alimentazione, estremamente semplice da affrontare e da comprendere. I contenuti del dibattito sono infatti emersi in modo assolutamente spontaneo all’interno di un intenso scambio di idee con il pubblico, restituendo alla nutrizione quella dimensione di convivialità e quotidiana cura di sé che va perdendosi in tempi tanto frenetici quali quelli in cui viviamo.
Giuliana Cerrato, laureata in filosofia, bibliotecaria e scrittrice, ha da sempre conservato dentro di sé la passione per il territorio, le proprie origini famigliari, l’amore per il cibo e concetti ad esso legati come la regionalità e la stagionalità. Questo suo vero e proprio culto per tutto ciò che riguarda ciò che mangiamo, l’ha portata a dedicare molto del proprio tempo nella personale raccolta e salvaguardia di patrimoni di ricette locali tipiche della zona in cui vive e di quelle da cui provenivano i suoi genitori. Da questo lavoro di riscoperta e rivalutazione di una delle tante tradizioni come quella del “ricettario di famiglia”, è nata la prima di due pubblicazioni “Ricette dalla terra degli Elfi”, edizioni Pintore, in cui ha raccolto la parte “vegetariana” del fare cucina senza voler, necessariamente, dargli una connotazione moderna. L’accezione deriva invece dalla sua scelta di calarla in un ambiente fantastico intrecciando le singole ricette ad un accattivante ritratto del leggendario mondo degli Elfi. Questo viaggio speciale risulta uno straordinario strumento di recupero del senso dello stare insieme e del prendersi cura degli altri attraverso le proprie creazioni in cucina.
Sulla medesima lunghezza d’onda anche Sabrina Benedetto, laureata in farmacia ed Educatrice Alimentare, ha voluto subito sgombrare il campo dagli stereotipi legati a diete, rinunce e preoccupazioni legate al peso ed alle sue implicazioni sulla salute. Il lavoro quotidiano dietro al bancone, la sua formazione e la sua attività di consulenza nel campo della nutrizione la portano a prodigarsi affinché le persone recuperino un corretto rapporto con il cibo, rispettino le proprie abitudini alimentari ed imparino ad ascoltare che cosa si sentono di mangiare, per istinto, senza forzature. Altro presupposto, anche per lei, è un ritorno alla sacralità dei pasti ed all’autenticità dei sapori per evitare comunque che, in un mondo veloce, stressante e superficiale quale in nostro, mangiare e farlo bene passi in secondo piano. Solo così si può ritrovare il piacere della buona tavola, non solo per riempire, ma per nutrire e preservare corpo e spirito.
Quest’ultimo concetto merita un po’ di attenzione in più e va in una direzione molto cara a Sabrina che da anni si spende affinché il consumo di farmaci sia più responsabile, non si senta la necessità spasmodica di affidarsi ad essi senza averne un reale bisogno e si riscopra l’importanza dell’alimentazione e del cibo sia in senso preventivo sia come farmaco (potere Nutraceutico). Fondamentali diviene informarsi bene sulle proprietà nutrizionali dei singoli cibi, sulla necessità di conoscere le proprie esigenze alimentari (a) in base alla composizione della nostra giornata e (b) per l’attività fisica svolta nonché prendere coscienza di come l’aumentare delle intolleranze abbia tra le sue maggiori cause i processi di trasformazione industriale delle materie prime che inseriscono sostanze nocive al nostro corpo depauperando gli alimenti di componenti talvolta essenziali per il suo corretto funzionamento.
Dal punto di vista pratico questo percorso passa attraverso cambi di abitudine molto semplici quanto essenziali quali il dedicarsi ad una ricerca di ingredienti di “casa tua” (provenienti da orti propri, coltivatori di fiducia, piuttosto che da mercati la cui filiera è molto corta), assaporare il piacere di stare a tavola (da soli o in compagnia), rivivere la sensazione di essere in pace con il proprio corpo quando si mangia e ritrovare amore, desiderio e, perché no, creatività quando cuciniamo le pietanze. In questo modo, non ritroveremo solo un rapporto equilibrato con il cibo, ma recupereremo anche una certa saggezza istintiva strumento un po’ primordiale, se vogliamo, ma che risulta poi fondamentale per avere una migliore percezione ed accettazione del nostro corpo. La sfida diviene quindi quella di ritornare a guardare che cosa succede intorno a noi in natura, dove si trovano le fonti di benessere attraverso l’alimentazione ed impegnarci, con il nostro agire quotidiano, affinché siano tutelate e valorizzate.
Messaggio finale dalle nostre ospiti è stato il seguente: “mangiare poco di tutto e troppo di niente” se poi volessimo fare un piccolo esercizio da affiancare ad un comportamento da consumatore consapevole spiegato prima, compiliamo un diario di ciò che mangiamo specificando tempi, dosi, tipologia di cibo, numero di pasti e così via. Quando andremo a rileggerlo, sicuramente recupereremo la dimensione della nostra alimentazione reale e magari riusciremo meglio a capire dove porvi dei limiti o che cosa ci ha dato prima il senso di sazietà. Gli effetti benefici sono garantiti, ma non si deve prescindere dalla conoscenza di chi noi siamo come individui dal punto di vista biologico-funzionale.

Andrea Robotti
Fuzzy Project

mercoledì 24 aprile 2013



Proseguiamo con il reportage dalla rassegna "Racconti di Cura".....


Torino, 4 Aprile 2013.

IL CENTRO DEMETRA A.O.U. S. Giovanni Battista Torino: supporto ed ascolto per le vittime di violenza.
Martedì 26 marzo scorso, ha avuto luogo presso i locali dell’Asl di Airasca (TO), il secondo incontro della rassegna “RACCONTI DI CURA: esperienze di salute di territorio”. Ospite della serata è stato il Dr. Patrizio Schinco, responsabile del Centro di Supporto e Ascolto Vittime di Violenza DEMETRA, ubicato nel Presidio Ospedaliero Dermatologico San Lazzaro (interno al comprensorio dell’Ospedale Molinette).
Specializzatosi in geriatria, ha poi esercitato per anni come medico di pronto soccorso ed è stato più volte testimone di numerosi casi di maltrattamenti domestici le cui vittime non ricevevano una valutazione attenta da parte del personale sanitario, ha constatato l’esistenza di specifici segni e/o traumi unicamente riconducibili a questo tipo di violenze, la scarsa abitudine dei medici a scrivere un referto oggettivo e avvalorante quest’ultimo aspetto nonché la necessità di dedicare del tempo e degli spazi particolari all’ascolto di queste persone per comprendere se si trovasse in una situazione di lieve o estrema pericolosità.
Tra le varie tipologie di contesti con cui si è trovato faccia a faccia, abbiamo casi di stalking, percosse, ricatti economici,  emotivi, psicologici e mobbing. Questi hanno come dinamica l’attacco alla singola persona e come conseguenza la destrutturazione della sua psiche con forti limitazioni della libertà di pensare ed agire in modo tranquillo.
La complessità delle storie e delle vicende in cui è stato coinvolto hanno reso fondamentale la ricerca di uno specifico approccio che passi attraverso la condivisione. Mettere i protagonisti nella condizione di sentirsi sicuri nel rompere il silenzio intorno alla loro situazione, trovare il coraggio di far emergere quanto subito e le potenzialità di reiterazione del maltrattamento, è il presupposto principale.
Da questo la scelta di creare uno spazio dedicato all’ascolto, in cui il medico si mette sullo stesso piano del cittadino e ne facilita la condivisione del proprio vissuto (anche se non attuale e quindi profondamente radicato nella nostra memoria). Si è infatti constatato come, spesso e volentieri, si trattasse di un malessere fisico profondo, a cui nessun esame clinico sapeva dare una spiegazione. Nessun esame avrebbe potuto mai fare emergere una motivazione biomedica per una problematica fortemente correlata ad una sintomatologia da stress profondo quale quella a cui si va incontro quando una persona subisce vessazione psicologica o fisica. Solo un approccio di accoglienza emotiva ha più volte innescato un immediato percorso di guarigione in quanto prende in considerazione i veri meccanismi che ne sono alla radice.
In tutti questi anni di attività del centro, il Dr. Schinco ha potuto constatare come la difficoltà primaria per dare una svolta ad una situazione critica sia proprio la denuncia della violenza. Non solo dal punto di vista umano e clinico, come lui stesso ha sottolineato, si tratta di un presupposto senza il quale è impossibile dare un seguito giudiziario e restituire serenità all’individuo e creando chiari presupposti per il miglioramento della sua qualità di vita.
Fondamentale per chi si recava in ospedale per ricevere assistenza, è l’essere messo nelle condizioni di ammettere l’esistenza di un problema sia esso direttamente o indirettamente correlato alla motivazione clinica. Sostenere la persona vittima di violenza quindi diventa accogliere le paure e le angosce, adoperarsi per la risoluzione delle problematiche cliniche insorte, per poi prodursi in una assistenza mirata attraverso una rete di enti che offrono servizi di aiuto e di ospitalità. Non meno importante, infatti, è il danno generazionale collegato a questo tipo di vicende.
Tutti coloro che assistono o sono comunque parte integrante di contesti in cui è presente una qualche forma di violenza, specialmente se bambino o adolescenti, finiscono per immedesimarsi in uno dei modelli proposti dal dualismo instauratosi tra gli adulti divenendo nella sua vita di tutti i giorni “vittima” o “carnefice”. Divengono quindi anche loro soggetti degni della medesima attenzione se non maggiore per evitare l’instaurarsi di comportamenti che ne pregiudichino lo stato di salute complessivo (disturbi alimentari, cognitivi, etc).
Con l’auspicio che si riesca a recuperare all’interno del personale sanitario una adeguata coscienza del fenomeno, dei diritti e dei doveri che si hanno nei confronti delle persone che subiscono questo tipo di vessazioni, ringraziamo il nostro ospite per la sua testimonianza ma, soprattutto, per il suo operato quotidiano.

Andrea Robotti
Fuzzy Project